3 motivi per cui NON dovresti aprire un blog aziendale

Il blog aziendale è il mezzo di comunicazione più potente che si possa utilizzare. Ma può essere un’arma a doppio taglio. Ti spiego il perché.

Il blog aziendale, è oggi forse l’unico vero investimento (in termini di soldi e di tempo) a lungo termine che un professionista, come un’azienda dovrebbe pensare di fare per farsi conoscere e crescere.
Se fatto in modo adeguato, con una giusta strategia e con obiettivi ben chiari in testa, può rivelarsi incredibilmente efficace.

E’ l’ideale per tutti:

  • l’e-commerce che deve raccontare i suoi prodotti ed accrescere le visite ai suoi cataloghi;
  • il professionista che deve far conoscere le proprie competenze e per rispondere alle domande dei suoi clienti;
  • il negozio sotto casa che vorrebbe fare arrivare anche le persone di un altro quartiere;
  • la grande azienda di produzione, che vorrebbe raggiungere mercati lontani.

L’investimento sarà proporzionato a seconda delle dimensioni e dell’obiettivo da raggiungere. Ma ci sono delle condizioni per cui NON dovresti aprire un blog.

Spesso mi capita di navigare in rete per le mie ricerche scientifiche (e non), per raccogliere materiale per i miei articoli.
Prima di scrivere, amo chiarirmi le idee su ciò che il web ha già detto sull’argomento che ho scelto, come l’ha fatto e per chi l’ha scritto.
Insomma studio la situazione per capire cosa c’è ancora da dire, se l’argomento è da raccontare in modo diverso, più approfondito o se le cose sono state analizzate tutte fino in fondo, ma descritte ad un pubblico diverso dal mio.

Quando mi capita di avere ancora dei dubbi, perché la rete non mi risponde in modo adeguato, allora cerco di chiedere alle persone reali, a coloro che dovrebbero darmi le risposte. E qui la tragedia ha inizio…

Non aprire un blog aziendale, se non hai il tempo (o la voglia) di ascoltare chi ti fa domande.

perché non aprire un blog aziendale

Prima ti ho scritto che un blog deve essere fatto in modo adeguato. Attento però!
Non sto parlando di grafica, di colori, o di altre cose del genere. Certo può aiutare il fatto di avere almeno un sito responsive (adatto cioè alle ricerche da smart-phone) visto che ormai il 70% delle persone fa ricerche nel web da questo dispositivo, nei momenti in cui non ha altro da fare: sui mezzi pubblici, fermi al semaforo (sic…), in coda in tangenziale (arisic…) in bagno mentre attende una proficua produzione…. (sic, sic, sic… ma è vero!!).

Quando mi dicono che un sito “figo” fa la differenza, io rispondo che la differenza la fa ciò che c’è scritto dentro e come è strutturato! Prova a guardare uno dei siti più visitati al mondo, questo di Seth Godin e dimmi cosa ha di graficamente accattivante. Nulla se non la semplicità, i contenuti incredibili ed una immagine intelligente (ed una struttura perfetta).
Non sei convinto? Guardati quello di Salvatore Aranzulla, è solo contenuto, risposte alle domande!

Sto parlando della cura di cose essenziali:

  • La mail che hai inserito è corretta? Funziona? Ma soprattutto, ti degni di leggerla almeno una volta (meglio due) al giorno? (non ho detto al mese!!!)
  • Hai inserito un modulo di contatto. Bene, molto bene ma: ti sei accertato che funzioni? Hai fatto delle prove tu? E se funziona, ti prendi la briga di controllare se qualcuno ti ha contattato?
  • Hai attivato l’iscrizione alla tua mailing list e mandi regolarmente i messaggi. Molto bene, ottima iniziativa ma: leggi se qualcuno ti risponde, ti accorgi se le mail vengono aperte o cestinate direttamente? La tua mailing list è solo automatica… schifo, schifo, schifo!

Come potrai ben immaginare queste sono situazioni in cui io mi sono trovata (da utente) e che mi hanno dato molto fastidio.
Mi hanno fatto sentire abbandonata, trascurata, è stato un comportamento quasi offensivo.

Esagero? Forse, ma se avessi incontrato questo atteggiamento nella vita reale, in una azienda, o in un negozio, o peggio, da un medico ti assicuro che non ci avrei più messo piede.

Cura le persone che ti contattano, che hanno deciso di lasciarti la loro mail per essere informate sui tuoi contenuti. Non abbandonarle a loro stesse, con messaggi automatici!! E soprattutto rispondi! Anche con un semplice:” non mi interessa, grazie.” ma fai cenno di esistere!

Non aprire un blog aziendale se non hai la costanza di seguirlo (e di essere educato)

perché non aprire un blog maleducato

Aprire un blog, può costare dei soldi. Tanti o pochi è solo una questione di punti di vista, oppure di obiettivi, oppure di capacità proprie.

Tanti o pochi che siano, farlo per poi abbandonare tutto è un errore ed un danno, soprattutto di immagine, oltre che economico. Non ci credi? Leggi che ti spiego come la vedo.

Se hai una attività, qualunque essa sia, il tuo blog ne è la vetrina sul web.

Io riporto sempre il discorso alla vita reale, perché trovo che non sia molto diverso.
Immagina: sei in strada e passi davanti ad un negozio.
Questa la situazione:vetrine sporche, scaffali mezzi vuoti, commessi trasandati, vestiti anni ’80 (del tipo spalline giganti nelle giacche…) e non è un negozio vintage, banane ammuffite nei cesti (è un fruttivendolo).

Ci entri? io no!

Altra situazione: entri in una struttura fighissima.
Tutto pulito, profumato, segretaria impeccabilmente vestita e pettinata, poltroncine nella sala d’attesa che potresti addormentartici dentro (sto parlando di una clinica o un ambulatorio veterinario o medico o dentista, poco importa) quadretti alle pareti, cataloghi informativi….
Al momento di parlare con qualcuno vieni chiamato con un numero (e non per la privacy) ti viene messo in mano un foglio (la fattura) richiesto il pagamento e poi ti viene fatta una visita: sommaria, senza uno sguardo, senza spiegazioni se non un parlare tecnico incomprensibile e molto sgarbato.
Il mio pensiero? non mi vedono più!

Ecco sul web è la stessa cosa.

Non mi importa che il tuo sito sia bello, mi importa che sia:

  • Aggiornato con almeno un articolo alla settimana (sono ottimista? ok due al mese dai….). Vedere un sito il cui ultimo contenuto risale a mesi fa, dimostra che non hai più nulla da dire e questo è sbagliato.
  • Con immagini recenti, se hai 60 anni è inutile che metti immagini che ti ritraggono con una capigliatura corvina (stile Berlusca…)
  • Senza pop Up (quelle finestrelle che saltano fuori con un messaggio che ti chiede la mail anche solo per leggere…)troppo invasivi, dammi almeno il tempo di capire chi sei e cosa mi dici.
  • Scritto in una lingua comprensibile.
  • Che sia un sito educato. Cosa voglio dire? Che se ti concedo il beneficio di lasciarti la mia mail mi aspetto che  tu almeno ti prenda la briga di ringraziarmi alla prima occasione (cioè alla conferma dell’iscrizione). Se non sai come fare, leggi questo articolo di Roberto Gerosa, sull’arte di ringraziare nel web.
  • Se mi consenti di commentare, fammi capire che ti interessa il mio pensiero e ringraziami per averlo fatto, anche solo un “grazie!” è sufficiente.
    Cosa diresti se ti rivolgessi ad una persona e questa non ti filasse nemmeno di striscio?
    I casi sono tre: è sordo e non legge le labbra e non si è accorto che gli hai parlato, oppure è maleducato, oppure gli stai sulle scatole… capisci?

Ricordati: il web non è altro che lo specchio della vita reale!! Ti senti il “Leader del settore?” ecco ricordati di non scriverlo. Se vuoi sapere come raccontare la tua azienda, professione o come lavori, leggi questo articolo di Valentina Baldon e fatti un’idea di cosa si può fare di davvero efficace!

Un piccolo inciso a proposito dell’abbandono del blog:

Molti fanno un errore (a mio avviso è un errore), passando dal blog con magari una dozzina di articoli a metodi di comunicazione diversa, totalmente diversa, tipo le pubblicità su Google.
Paghi per essere primo nei motori di ricerca, senza che ci sia nulla di nuovo da dire… che senso ha?
Stai spendendo un sacco di soldi (tuoi per carità, nulla da dire) ma inutilmente, o meglio che potrebbero essere investiti in modo più proficuo.

Il blog è il re dell’ Inbound Marketing, quel tipo di comunicazione che consente all’utente di trovarti quando LUI ti cerca e non perché sei TU ad interromperlo nel bel mezzo di qualcosa che sta facendo.
Passare alla pubblicità classica, abbandonando questo metodo, a mio avviso non è la strada giusta.
La sinergia dei due, può essere utile ma il blog, il sito deve essere sempre curato ed aggiornato.

Non aprire un blog aziendale se hai la presunzione di saperlo gestire  da solo.

perché non aprire un blog

A meno che tu non sia già un esperto di:

  • termini come tag, categorie, argomenti correlati, parole chiave, ontologia laterale, semantica (insomma la SEO come la intende Giulia Bezzi per esempio)
  • scrittura adatta ai motori di ricerca ci sono delle regole da rispettare anche nella stesura di un testo;
  • strategie di marketing (conoscenza del tuo lettore ideale, la così detta buyer personas, conoscenza del modo in cui le persone cercano e trovano contenuti);
  • strategie di distribuzione dei contenuti e tutte quelle competenze che servono affinché un progetto possa essere efficace;
  • immagini, dimensioni delle stesse, estensioni;

e molto altro ancora, è meglio che tu non apra un blog.
Non c’è nulla di peggio di un sito scritto in modo approssimativo, con articoli poco chiari, che non dicono nulla di nuovo o peggio, dicono cose che non si capiscono.

Ti faccio il solito esempio della vita reale: entri in un negozio per acquistare un motorino (una cosa a caso…). Ti guardi intorno e ti si avvicina una persona a cui fai qualche domanda.
Questa non sa rispondere se non in modo frammentario, tentennante, impreciso ed in un linguaggio poco comprensibile.
Peggio poi se scopri che la persona con cui stai parlando non è un commesso, ma il titolare o colui che poi dovrà riparartelo… se te lo spiega così, immagina cosa dovrebbe fare se ci mettesse le mani sopra.

Capisci quindi perché è così importante la tua vetrina? Perché il modo in cui parli (scrivi) alle persone rispecchia ciò che le persone troveranno incontrandoti!
Ed il fine ultimo di un blog, è l’incontro reale. Che sia l’acquisto di un prodotto on line o di un servizio, poco cambia.

Quando ho acquistato il mio primo servizio di Post-Pickr, uno strumento che mi consente di gestire in modo agevole e molto versatile tutti i canali social (miei e dei miei clienti), ho ricevuto un regalo buonissimo (prodotti tipici della Puglia).
Anche questo è cura del cliente!
Fallo sentire importante, fallo stupire anche con piccole cose!

Se vuoi fare da solo, studia prima come affrontare il tuo nuovo progetto. Ci sono migliaia di corsi che ti consentono di capirci qualcosa di più!

Io passo molte ore al mese per aggiornarmi, frequentare corsi, leggere, perché gli argomenti ed i mezzi di comunicazione sono davvero tantissimi e non si può sapere tutto. La formazione è l’unico modo per crescere!

Questo non significa che il tuo blog dovrà essere gestito solo ed esclusivamente da altri, anzi!
Tu dovrai imparare a scrivere, a mandare mail, a seguire la tua pagina Facebook (perché la pagina Facebook ci vuole e deve essere curata in modo altrettanto rigoroso)a capiire il tutto.
Ma dovrai farlo insieme a qualcuno che ti aiuti passo passo.
Ci sono aziende che fanno questo, venendo direttamente presso la tua azienda. Francesco Ambrosino fa questo servizio ad esempio.
Ma esistono anche corsi on line, libri, insomma c’è un mondo da scoprire.

Bene. E’ stata dura ma se sei arrivato fino a qui, significa che hai finito.
Dimmi cosa ne pensi, quali altri motivi ci potrebbero essere per non aprire un blog?

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6 thoughts on “3 motivi per cui NON dovresti aprire un blog aziendale

  1. Ciao Silvia , proprio tutto vero… infatti riguardo il mio blog , riconosco di “peccare” sotto alcuni aspetti descritti in questo tuo articolo , e ne prendo spunto per rimboccarmi le maniche in questi giorni .
    Mi piace questo tuo articolo , perchè quello che descrivi si adatta anche a chi gestisce una pagina su FB ed i gruppi su Whatsapp e Telegram .
    Ciao !

    P.S. : avresti tempo per scrivere un articolo simile , per coloro (italiani e stranieri) che gestiscono pagine e gruppi su FB – Whatsapp e Telegram , trascurando la sintassi , la grammatica … ed il modo in generale di scrivere in maniera comprensibile quando usano Google Translate , senza poi chiedere ad un italiano , di verificarne la correttezza ?

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    1. Ciao Nino e grazie per il tuo commento. Prima di tutto buon lavoro!! hehe
      Mi devi perdonare ma ultimamente (sarà la primavera) devo avere qualche neurone in meno.
      Se non ho capito male la tua esperienza vede casi di persone che gestiscono male pagine e gruppi su diversi canali. In particolare la loro approssimazione è nella sintassi dovuta al loro affidarsi a google translate.
      Ho capito bene?
      Grazie ancora per aver letto e lasciato traccia del tuo passaggio, e per il suggerimento.
      Appena mi viene l’ispirazione (he he), vedrò di fare qualcosa! Ciaoo

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      1. Ciao Silvia , … hai capito bene , inoltre la situazione di certi “amministratori” di pagine e gruppi , si aggrava a tal punto che , vuoi per orgoglio … presunzione … o chissà cosa (???…devo ancora capirlo) … si ostinano ad accettare consigli e correzioni . Non verificano prima di scrivere o postare il loro messaggio o articolo .

        Questo si ripercuote negativamente sul “teamwork” … e sull’azienda che si rappresenta , che sta per entrare nel mercato italiano .

        Sono quel tipo di persone che vivono in Italia magari da 20-30 anni , coniugati con un cittadino italiano … e per un certo periodo hanno anche lavorato come dipendenti o in proprio qui in Italia … ma non hanno mai frequentato la scuola o corsi d’italiano … ed hanno la presunzione di conoscere meglio la lingua italiana .

        Se navigando in rete , trovi qualche articolo che tratta proprio questo argomento , giramelo per favore 😉

        La mia mail è ninojuranic@gmail.com

        Ciao , alla prossima … puntata ?

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  2. Che dire … ottimo post !! Sei riuscita a centrare esattamente i tre punti fondamentali, se pensi di aprire un blog e gestirlo alla meno peggio preparati ad una valanga di problemi. Il blog, come hai scritto anche te, è uno strumento potentissimo sia in senso positivo che in senso negativo.

    P.S.
    Vado subito ad adottare questo post.

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