Le Pink Amazons: donne speciali? Ecco perché devi conoscerle

Le Pink Amazons combattono contro il linfedema, conseguenza dell’asportazione dei linfonodi ascellari. Uno stato molto invalidante.

 

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In primo piano Gianluca Taverna dell’Idroscalo Club, consigliere referente per il Dragon Boat, assieme alla Presidente delle Pink Amazons Antonella Bottazzi

Attraverso una attività sportiva particolare, il pagaiare con la Dragon Boat, un medico Canadese Don McKenzie ha dimostrato di poter ridurre la formazione e addirittura diminuire l’entità, quando già presente, del linfedema.
Le Pink Amazons, sono una squadra vincente contro il linfedema, ma sono anche molto altro.
Te le racconto. Seguimi!

Ti presento le Pink Amazons

Donne speciali: Rossella

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Rossella e Gabriele, suo figlio di 17 anni.

Rossella, Fisioterapista ed Osteopata, mamma di due gemelle e di Gabriele è venuta qui oggi per provare.
Il maschio, la accompagna per convincerla a cominciare a pagaiare.
“Di fare Yoga a casa con me, mamma proprio non ci pensa, trova sempre il modo per svicolare” mi dice.
A Giugno 2016 Rossella scopre il cancro (ha 49 anni), la operano subito e da allora cambia vita .
Le sue prospettive sono diverse oggi: le terapie la gonfiano e le cambiano umore e carattere, la paura di una ricaduta le attanaglia lo stomaco ma combatte per i suoi figli, per se stessa e per quel tubino nero che vuole indossare dopo la dieta che si sta imponendo.
Pagaiare la aiuterà in questo intento, assieme al contapassi che le metteranno al polso tra poco.
Deve solo superare la timidezza iniziale, deve solo prendere il coraggio a due mani. Le Pink la aiuteranno!

“Tutto passato? Nemmeno per sogno, è che adesso voglio godermi la vita e non permetto a nulla e nessuno di fermarmi”

E sotto gli occhiali da sole, le lacrime scendono.

Donne speciali: Marina

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Marina Colombo e i suoi occhi azzurro acqua

Marina ha 51 anni e da quando ne ha 44 affronta le cure contro il cancro.
Ha gli occhi azzurri più belli che abbia mai visto. Nonostante mi dica di sentirseli gonfi, di vedersi i capelli spenti, io la trovo semplicemente splendida.
Per lei la malattia non si combatte, la si affronta con le terapie, non ci sono battaglie da affrontare.
Quando sente dire che una persona ha vinto contro il cancro mi dice:”Ma vincita  di cosa?? Ma chi mi ridà gli anni che ho passato a soffrire, a combattere contro il dolore, la paura, l’angoscia; il nascondere la malattia a mio padre anziano e lo sdrammatizzare per non far preoccupare le persone che mi stanno accanto?
Rimango basita quando leggo certe cose. Hai notato che dire cancro spaventa? Non amo la parola tumore è come sdrammatizzare come minimizzare una malattia che spaventa e fa inorridire! Non dimentichiamoci che di cancro si muore ancora!

Marina, dopo l’intervento al seno e l’asportazione dei linfonodi ascellari ha sviluppato un linfedema.

Il linfedema, cos’è?

Il linfedema è un gonfiore dovuto ad accumulo di liquidi.
Tra le varie cause possibili, quella dovuta al cancro, è conseguente all’asportazione dei linfonodi situati sotto l’ascella.
I linfonodi hanno un ruolo importante nell’attivare il sistema immunitario. Ma sono anche delle ghiandole che fanno parte del sistema linfatico, un apparato deputato al drenaggio dei liquidi.
Se questo non funziona in modo adeguato, il distretto interessato dalla disfunzione si gonfia a dismisura.
Ora prova a pensare di avere un braccio largo come una tua coscia (si, si! può spesso arrivare a quelle dimensioni).
Immagina l’aspetto fisico deturpato, certo, ma pensa al dolore.
Il terrore che qualunque cosa ti possa sfiorare. Le persone affianco a te diventano potenziali nemici pronti a cozzare contro il tuo lato malato, una zanzara diventa un enorme punteruolo che ti farà infettare, dormire diventa impossibile, dove metto il braccio?
E i vestiti?? Le maniche del cappotto, giubbotto, camicia o qualunque indumento diventa inadatto ad essere indossato.
Insomma una vita d’infermo, già complicata per tutto il resto!

Arriva il linfedema, dopo che radioterapia e chemioterapia la rendono sempre più stanca, l’umore altalenante per le terapie ormonali, il respiro che manca a fare solo 4 passi, non riesce più a fare le cose che faceva: scrostare il muro e ridipingerlo, ad esempio (normale no? per una donna speciale come lei che era abituata a fare anche questo).
Questa “ciliegina velenosa” il tremendo gonfiore al braccio le ruba il corpo e la possibilità di lavorare con i bambini. Fa l’educatrice per i bimbi piccolini.
Solo nel 2015 pensano al trapianto di linfonodi e la speranza che questi ricomincino a drenare il suo gonfiore, si riaccende.
Le tolgono dei linfonodi dall’addome e glieli impiantano sotto l’ascella. (Cioè la tagliuzzano in due parti diverse, quindi intervento, punti, dolore, ospedale, terapie, annessi e connessi ovviamente).
Rimane fasciata giorno e notte per un anno e mezzo, soffre tremendamente il fastidio ed il dolore sono ancora molto presenti.
Da Novembre può pagaiare! Finalmente aggiunge!
Adesso sta meglio, la fasciatura non c’è più, ma ancora necessita di una contenzione, una guaina insopportabile, soprattutto con il caldo estivo. Il braccio però è quasi normale e lei si sente molto più attiva.
Le chiedo cosa vorrebbe sentirsi dire, cosa la farebbe sentire meno sola:

Non sdrammatizzare, non dirmi “è tutto finito non ti preoccupare”, dimmi che ti sono vicino, che anche se non so come andrà a finire, non so come potrò aiutarti magari non capisco fino in fondo come ti senti, io ci sono e che troveremo il modo per superare tutto, insieme.

Chi mi ha davvero aiutato? Una associazione: Attive come prima, sono stati davvero importanti per me. (Questo il link su Facebook)
Ora con le Pink facciamo gruppo, ci sosteniamo, ci aiutiamo. E’ importante parlare di cose che sappiamo, ognuna di noi, capisce al volo.
Oggi sento di poter ricominciare a FARE.

Donne speciali: Annalisa 

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Annalisa Pirastru

Annalisa è una sopravvissuta vera. Vive a Milano. Ha perso nel giro di pochi mesi per cancro la madre di 60 anni ed un fratello di 22.
Quando ha avuto anche lei la diagnosi di cancro al seno ha detto:”Ok è arrivata anche la mia ora”
E invece no.
La sua dottoressa la guarda e le dice:” Cos’è quella faccia triste?? Via subito che qui se ne viene fuori!”
Le è grata davvero, perché è stata l’unica ad averle dato speranza e quindi la forza di combattere!

La chemio le toglie i capelli e lei, ancora prima di perderli tutti, va alla casa della parrucca insieme alla figlia (è la figlia che piange, e la mamma a sostenerla, a darle coraggio…).
Ma poi c’è la radioterapia e gli ormoni ed il tempo in ospedale per fare tutto non passa mai, e i medici che non ti guardano in faccia, non ti ascoltano, non sanno cosa dirti e quando parlano dicono solo cose sbagliate!
Per non parlare del drenaggio che deve tenere per ben 26 giorni dopo l’asportazione dei linfonodi appunto!
Un iter che sembra infinito e pieno di difficoltà che solo chi ci passa può capire fino in fondo.
Poi in Sardegna, a Cagliari, scopre che esiste un gruppo di Dragon Boat anche a Milano che pagaia contro il linfedema.
Ad Agosto 2016 finalmente, fine delle terapie, può cominciare a pagaiare anche lei.

Oggi è lei l’amministratrice della loro pagina Facebook .
“Come è cambiata la tua vita adesso?” le chiedo.

Tutto, e soprattutto la mia voglia di vivere e di fare. Inoltre mai avrei immaginato di poter sfilare per una casa di moda, fare fotografie nuda! (o quasi dai…haha) e rispondere a delle interviste!
Insomma non mi fa più paura niente, adesso posso spaccare il mondo!

Alle donne che hanno un cancro al seno, voglio dire che non sono sole, che noi ci siamo. Non devono isolarsi, pensare di non essere capite. Qui da noi, come in tutti gli altri centri sparsi in Italia, hanno la possibilità di fare una attività fisica utile per la loro condizione, ma non solo.
Muoversi fa bene in generale, e poi stare insieme, poter parlare con chi ti capisce al volo, poterti confrontare con chi magari ha già passato quello che tu stai vivendo.
Insomma, uscite e venite a trovarci!
Vorrei anche aggiungere un’ altra cosa: la prevenzione è tutto! Questo bisogna sottolinearlo davvero, fate i controlli perché una diagnosi precoce significa tutto!

Donne speciali: Antonella

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Antonella Bottazzi

Il ciclone vivente che ho incontrato, e presidente del gruppo delle Pink Amazons, è Antonella.
57 anni, nessuna famigliarità con la malattia ma prevenzione fatta sempre e comunque. Una mattina sente un nodulo strano.
La diagnosi di cancro al seno, arrivata così, tra capo e collo, nel momento più intenso della sua vita.
E tutto comincia: chemioterapia, radio terapia e le medicine, tante. “Sono loro a farti sentire malata”, mi dice.

Devi fare i conti con il fatto che il tuo corpo cambia, come il tuo carattere, la tua vita tutta.
I dubbi: i miei mi capiscono? ed al lavoro cosa succederà?
Sono ingrassata in modo tremendo e per questo ho voluto a tutti i costi entrare nel progetto del Dott. Berrino, Diana 5.
Non è stato semplice ma ci sono riuscita!

Antonella è molto cambiata, da quando si è ammalata ha trovato il coraggio di fare cose che non avrebbe mai fatto prima.
Come sfilare come modella per il Bra Day per Martino Midali in uno scenario pazzesco come il Palazzo Gotico di Piacenza .

Questa attività sportiva, che poi è agonistica perché noi facciamo anche parecchie gare in giro, mi dà la possibilità di sentirmi normale, di pensare di poter davvero fare ciò che voglio, e di non dover rinunciare alla mia indipendenza.
E poi con le ragazze ci capiamo subito! E’ un vero scambio di fratellanza, complicità ed empatia.
Ma quando si pagaia no eh!!
Quando si è in acqua la cosa si fa seria, tutti per la causa: vincere!!

Antonella mi dice che il gruppo delle Dragon Boat hanno bisogno di farsi conoscere, e che fanno fatica, anche per la reticenza dei medici e dei centri di ricerca.

Ad oggi, Coop Lombardia ci ha aiutato, finanziando qualche iniziativa, come il book fotografico che è in fase di realizzazione da parte di Silvia Amodio, straordinaria fotografa, che ha deciso di immortalarci ricoperte da un velo bianco, che emozione… ( in questo link alcuni scatti)
Alcune blogger raccontano le nostre storie, ma non basta mai!

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Scoprire che i medici, spesso sono scettici perché non credono che serva davvero mi fa dispiacere!

Eppure ci sono molte evidenze. Gli studi sperimentali fatti attraverso gli allenamenti a donne che hanno subito lo svuotamento dell’ascella, hanno evidenziato che i risultati ci sono. In questo link si trova qualcosa, ma ce ne sono molti altri, con approccio più scientifico se si volesse approfondire.
Ma io non sono una accademica, ne tanto meno una voce autorevole in tal senso. Per cui vorrei fare un ragionamento, partendo da un punto di vista diverso.

Pagaiare con le Dragon Boat fa bene davvero?

Ok. Partiamo dal presupposto che questo Dott. McKenzie e tutto il suo staff abbia fatto uno studio assolutamente inutile e che abbia sbagliato tutto.
Ciò che è assodato è che l’attività fisica, fa bene in generale! E questo lo dicono tutte le voci più autorevoli del mondo.
Correre, fare ginnastica, nuotare, muoversi è la base di una vita sana!
Quindi non importa!

Se decidi di fare altro esercizio fisico, va bene! Corri, tira di scherma, nuota, fai alpinismo, ma ciò che è importante è che tu esca.
E se invece ti piace pagaiare (e se non hai mai provato non devi fare altro che andare all’Idroscalo di Milano a provare, o se sei in altre città d’Italia, ti ho messo in fondo all’articolo i riferimenti per rivolgerti in un centro vicino a te) vieni a pagaiare con noi!
Cio’ che troverai in questo gruppo, sono persone che sanno davvero cosa stai passando, e che per questo ti faranno sentire normale.
Non ti giudicano perché i tuoi occhi sono diventati dei rubinetti sempre aperti.
Ti guardano in faccia e ti dicono che “si, ce la possiamo fare!! insieme vedrai che ce la facciamo!”

Il Varo della nuova Dragon Boat
La pace dell’idroscalo di Milano in inverno

Non basta essere parte di un gruppo virtualmente, bisogna guardarsi in faccia, toccarsi, abbracciarsi, uscire parlare e condividere ciò che si prova, perché solo così non ci si sentirà più sole! (Ma possono venire anche i maschietti e tutti coloro che hanno voglia di sostenerci, di conoscerci e di fare gruppo con noi, anche se non si ha un cancro al seno).
E poi l’Idroscalo di Milano è così pacifico… così bello silenzioso e rilassante.
A tal proposito però devo fare una precisazione: l’Idroscalo è grande e l’unica associazione che ci ha gentilmente ospitato è la Idroscalo Club Asd (questa la loro pagina Facebook).
Un club che ci consente di praticare la nostra attività in un ambiente pieno di calore e confort. Un doveroso grazie al nostro consigliere referente per il Dragon Boat, Gianluca Taverna che ci sostiene e si allena con noi con passione e dedizione!
Per avere maggiori informazioni su orari e giorni in cui puoi incontrare le Pink Amazons all’Idroscalo Club di Milano puoi inviare una mail a: mabottazzi59@yahoo.it,
per Pavia : emma.canoa@gmail.com.
Oppure contattarle attraverso la loro pagina Facebook.

Non sei a Milano? Le Pink sono in tutta Italia, ci sono squadre dappertutto:

E molte ancora. Ne puoi trovare altre in questo link.

Bene adesso non posso fare altro che ricordarti di condividere il più possibile questo messaggio per tutte quelle persone che non sanno che possono smettere di essere sole!
Ti ringrazio davvero per aver letto fino a qui!


Ornella ride sempre.
Cancro al seno, operata decine di volte, chemio, radioterapia, una figlia (stronza dodicenne) da crescere da sola (il marito se l’è filata) e lei ride sempre.
Capace di fare tutto: dipinge, ricopre di linoleum verde (nessuno è perfetto) il pavimento della cucina che non le piace più, e decide di tappezzare il bagno con la carta da parati color sughero. Anche il soffitto? Si certo.
Solo che la colla non è sufficiente a sconfiggere la forza di gravità e viene trovata mentre ride (ancora…) appollaiata su una scaletta, tra il water ed il bidet, ricoperta di carta della tappezzeria che si era staccata…
Mamma, ho mantenuto la promessa, non sono diventata medico umano come avresti voluto tu, ma ti ricordo mentre ridi e solo mentre ridi, ed oggi ho trovato un gruppo di donne che avresti adorato e ti avrebbe aiutato a combattere quel maledetto braccio grosso come la tua coscia che proteggevi quando andavi in giro per strada, parandoti con la mano spalancata.
Forse oggi saprei essere un po’ meno egoista di quanto non sono stata quando sei morta, il 02 Marzo del 1982, ma avevo 13 anni e non capivo (non volevo, forse).
Oggi grazie a queste donne posso starti vicino come avrei voluto.

Grazie Pink ci vediamo presto!

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